Blog: http://notebianche.ilcannocchiale.it

Appesa alle stelle





 

Alle volte cammini per le vie centrali della tua città, alla sera, quando i passi nella pietra rimbombano nelle arcate dei portici. Quando senti una persona accanto e immagini di sfiorargli la mano, ma lo fai solo per sentirti meno solo. In questi istanti si srotola una pergamena infinita, mille immagini. Ripensi a tutti i volti delle persone che ti hanno guardato, con timore, con disprezzo, con eleganza.
In questi momenti cammini nel vuoto, ma anche se questo vuoto fosse affollato, calpesteresti la testa di tutti, a passi decisi, convinti..
Ami la tua solitudine, ti sembra così unica così intoccabile, un ritaglio di te stesso in questo mondo dove nessuno potrà mai entrare, l’unico. Immagini ogni istante più insignificante della tua giornata, quando prendi l autobus alla mattina e durante il tragitto hai osservato una signora, seduta avanti a te, che parlava da sola stringendo tra le mani un fazzoletto bianco, con lo sguardo fisso alla strada. Hai riso di lei dentro te stesso, perché hai creduto fosse ridicola, l’hai trovata strana nel suo blaterare e non ti sei soffermato al colore dei suoi occhi, all espressione del suo viso, al colore dei suoi capelli.
In questo momento ti senti come quella donna, quella donna che forse una parte di te ha disprezzato per un istante.
 All’improvviso. Metti la mano nelle infinite tasche che si schiudono come fiori tra i capelli arruffati, da una di queste ne esce un piccolo quaderno giallo. Lo prendi tra le mani , e sfogliandolo, ti accorgi che è pieno di granelli di sabbia, nella rilegatura delle pagine, incrostati ai bordi, incollati alla carta. “-..Ti ho aspettata ubriaca di astri nella hall..” così inizia uno scritto nella prima pagina. Decidi di sederti un attimo e di continuare a leggere “…al tuo arrivo, i miei occhi erano petali arancioni e sfiorivano lenti, uno a uno, scivolavano sui vestiti umidi. Abbiamo camminato sul pelo dell’acqua, senza mai bagnarci sfiorando il riflesso di due mani nascoste, di due mani che si accarezzano i palmi. Ti ho abbraccciato dentro un onda del mare scivolando via come sabbia inghiottita, ad ogni tuo tocco, nello strato più profondo della tua pelle.
Dissolta in granelli infiniti, sono rimasta attaccata alle tue labbra,colata come goccia rossa sulle lenzuola bianche.Per poi svanire. Senza lasciare alcuna impronta sul tuo viso,per sentirmi sola, appoggiata sul tuo ventre di carta.
Al mattino, occhi incollati di vino, a stento si aprono, mentre la tua mano lentamente cerca la mia coscia alla ricerca di un tepore accogliente, di un rifugio colmo di finestre dalle quali puoi guardare il mare.
Il mare sottile. Fa da veste a ogni attimo, mentre cerchi una perla sbocciata in questa notte tra i miei capelli. Li sfiori come fossero fili dorati, preziosicampanelli che tintinnano all’alba.
Il tuo sorriso squarcia la tela,penetra, taglia questa immagine bloccata nel tempo. La porta si chiude. Rimane solo l odore delle tue parole incollato alle pareti bianche, e io svestita di sorrisi indosso la mia maschera preferita, quella tinta di un unico colore, nascondo il volto sotto a un ventaglio di interminabili risate, solleticando con le grida il perimetro che da sempre cerca di delineare la mia realtà sciupata.
Sta sera ti riporgo le mie mani…”




Pubblicato il 25/11/2007 alle 1.54 nella rubrica Diario.

Il Cannocchiale, il mondo visto dal web